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Gravellona Lomellina OnLine

Santuario di san Zenone (“Madonna di san Zeno”)

L'attuale edificio é collocato sull'area di una precedente cappella campestre dedicata a san Zenone, protettore dalla peste, risalente al periodo dell'Alto Medioevo (da notizie attendibili è databile attorno al 1347); già da allora vi era un'immagine venerata di una Madonna, opera di un pittore anonimo di epoca incerta.

L'edificio, a pianta ottagonale, opera del tardo periodo settecentesco (1762 circa), presenta vaghe sfumature d'ispirazione della scuola dell'architetto Bramantee richiama, complice l'ambientazione campestre, l'oratorio di san Biagio in Rossate nella frazione Lavagna nel territorio del comune di Comazzo in provincia di Lodi.

All'interno del Santuario si trovano due opere di particolare valore estetico: una pala d'altare raffigurante Sant'Anna e Maria Bambina incoronate ed un Cristo in croce, vero capolavoro dell'arte scultoria anatomica. Interessante è anche la pala dell'altare di San Zeno. Il santuario sorge in prossimità del cimitero del paese. In questo santuario sono documentati alcuni miracoli. Inoltre, nella chiesa è venerata Maria Bambina.
Durante i restauri realizzati alla fine del 1800, é stata modificata l'originale immagine della Madonna col Bambino, avanzando l'ipotesi che il dipinto potesse rappresentare Sant'Anna con Maria Bambina.

La saggezza e la religiositá popolare, superando oziosi dibattiti, chiama il santuario, come da sempre é stato chiamato: Madonna di San Zeno.

La festa annuale ricorre la seconda domenica del mese di settembre.

 

L'immagine miracolosa della Beata Vergine Maria nella chiesa di san Zeno a Gravellona Lomellina

Tre secoli fa su un muro esterno dell'Oratorio di Maria Vergine di s.Zeno, oggi (1992) comunemente detta Chiesa della Madonna, si poteva ancora leggere la seguente  iscrizione in latino: Codvilla perterritus aufugit con militibus: "Codville (comandante francese) grandemente spaventato fuggì via con i soldati..." Si alludeva con questa espressione ad un fatto storico realmente accaduto nel lontano 1658.
In tale anno un gran nervo un reparto consistente dell'armata francese, era partito da Novara per "foraggiare quivi", nel territorio di Gravellona. Si erano mosse truppe e salmerie intenzionate, non soltanto a tagliare l'erba per i quadrupedi, ma, purtroppo, come è sempre avvenuto, pronte a saccheggiare, a compiere violenze di ogni genere sulla popolazione locale. Incombeva quindi un gravissimo pericolo per Gravellona. Per fortuna, a difendere gli abitanti del nostro borgo dalla furia delle milizie straniere, intervenne miracolosamente la B.V. di S.Zeno che sventò i piani del comandante e le mire dei soldati. In tale occasione, si può ben dire, la forza delle armi fu sconfitta da una forza di gran lunga superiore, divina, manifestatasi in una forma epica.
Forse i fuochi d'artificio, che al culmine della festa in onore della B.V. Maria, con il fragore e l'intensità dei colpi che suscitano ancora meraviglia e stupore nell'animo dei presenti, sono una pallida idea della potenza terrificante, scatenata da Dio per intercessione della B.V. Maria che mise in fuga precipitosa il comandante ed i soldati, pur temprati dall'esperienza di guerra.

Questo è indubbiamente un fatto miracoloso che da quell'anno lontano è arrivato fino a noi con un'eco sempre più fievole, con varianti concernenti la nazionalità dei soldati, diventati austriaci come riflesso delle guerre risorgimentali del 1848-49 (la Sforzesca e la Bicocca sono vicine). I particolari del miracolo sono riportati alla fine del libro Delle Grazie e Dei Miracoli operati da Dio per intercessione della B.V. Maria di s.Zeno, scritto dal Preposito Francesco Omodeo nell'anno 1714. Questi si propose di non lasciare sepolti nell'oblio (...ne tot Gratie et Miracula oblivioni dentur...) tanti casi straordinari avvenuti e particolarmente frequenti nell'anno 1714, importante anche dal punto di vista storico: è l'anno del trattato di Rastatt a conclusione della guerra per la successione di Spagna.
Il re di Francia, Luigi XIV, il re Sole, deve cedere di fronte all'Austria, la quale occupa la Lombardia. Anche il Ducato di Savoia, alleato delle forze imperiali, ottiene sensibili vantaggi territoriali. Torino (anno 1706) era stata liberata dall'assedio dei francesi, dall'esercito condotto da Eugenio di Savoia (Costruzione della Basilica di Superga).
La società è formata dai nobili che vivono nel loro mondo dorato e frivolo (sferzati in seguito dai versi dell'abate Parini), dal popolo che sta acquistando coscienza di sé e dalla plebe abbandonata a se stessa. E' l'inizio del secolo dei Lumi, cioè dell'Illuminismo (la ragione sopra tutto), di alcune importanti scoperte nel campo scientifico (l'elettricità e la macchina a vapore) ed in quello della medicina (Edward Jenner, vaccino per il vaiolo). Nel testo citato, ovviamente, traspare pochissimo di questo: non manca qualche accenno della presenza dei soldati, forse di sbandati come un certo Bonhome, dal cognome francese, accasato nel nostro paese, ricordato una prima volta quando dichiara di essere stato salvato miracolosamente in due occasioni dalla B. V. Maria di s.Zeno: la prima quando, assalito da alcuni sicarij aggressori, schivò ben sei archibugiate, e la seconda quando, stando per annegare mentre attraversava il Po a cavallo (nei pressi di Pinerolo), fu tratto a riva nel seguente modo: "...subito senza vedere alcuno fu preso per mano e condotto salvo fuori di detto fiume...".
Gravellona, o Gravallona, è un magnifico borgo (per le splendide ville), o latinamente, un laudabile oppidum, cioè un notevole centro fortificato. La gente vive poveramente coltivando i cereali, la colza ed il ravizzone, la vite, piantando i moroni, i gelsi per i bachi da seta, lavorando in qualche filanda.
Si accenna ad ostie tavernieri , a mugnai (molinari), a ogliari, dediti alla produzione dell'olio, a casari. I mezzi di comunicazione citati sono: carri, carrozze e cavalli. I più si muovono a piedi: dalla primavera all'inverno è presumibile che siano scalzi. Non si parla di festività e di sagre, ma di digiuni e di preghiere. In compenso gli umili hanno una fede profonda, che si radica sempre di più alla vista di episodi che aprono il cuore alla più rosea speranza dell'aiuto e nella giustizia celeste: ciechi che vedono, storpi che abbandonano la scrozola [la stampella, scrosclè], ossessi liberati, muti che parlano. Ogni grazia, ogni miracolo convince meglio i segni di ogni discorso fiorito. E accorre gente dal paese, dagli altri paesi e dalle città vicine. La fama dell'immagine portentosa  della Beata Vergine Maria di San Zeno attira confraternite, in processione, da Cilavegna, da Parona (con 100 persone e l'offerta di 12 candele di cera di Venezia), da Vigevano, da Villanova, da Mortara.
I fatti miracolosi vanno dal 6 aprile al 14 luglio 1714. Il testo è scritto su un grosso registro dai fogli spessi con una scrittura minuta ed elegante. L'autore ricorre, frequentemente, a forme speciali di abbreviazione stenografica, si abbandona a svolazzi che ricordano le piume dei cappelli spagnoli e invadono, quasi come un atleta che esce di corsia, le righe superiori ed inferiori. Un particolarità: sul lato sinistro del foglio c'è il disegno di una mano a significare "scritto di mio pugno". Il lessico e la sintassi risentono, naturalmente, dell'epoca e in taluni punti fanno pensare all'introduzione del capolavoro manzoniano, ma lo stile non è enfatico e retorico perché esprime con efficacia ed immediatezza l'effetto della grazia.

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